Quando il 23 aprile 2026 DJI ha svelato la sua serie Lito, la domanda che si ponevano la maggior parte dei piloti non era se questi velivoli fossero validi, ma piuttosto perché il produttore cinese avesse lanciato due droni praticamente identici lo stesso giorno. Il DJI Lito 1 e il DJI Lito X1 Condividono infatti la stessa cellula, lo stesso peso al decollo inferiore ai 250 grammi, la stessa motorizzazione e lo stesso sistema di trasmissione. Sulla carta, li separano solo pochi millimetri di diagonale del sensore e un sensore LiDAR frontale. In realtà, dopo aver trascorso diverse settimane a far volare i due velivoli fianco a fianco, in riva al mare, nei boschi, in zona extraurbana e a fine giornata quando la luce cala, possiamo affermare che la differenza di comportamento è nettamente più marcata di quanto lasci supporre la scheda tecnica.
Questo articolo ha lo scopo di fornirvi tutti gli elementi concreti necessari per scegliere tra i due dispositivi, senza esaltare eccessivamente il modello più costoso né screditare ingiustamente quello più economico. Ovviamente parleremo della qualità dell’immagine e dell’autonomia, ma ci soffermeremo anche su aspetti che i test generici trattano troppo superficialmente e che invece costituiscono il cuore della nostra attività qui su Reparation-drone.com: l’affidabilità meccanica, la disponibilità dei pezzi di ricambio, il costo reale di un guasto e le precauzioni da adottare affinché il vostro investimento duri più di una stagione.
Una piattaforma comune: ciò che le due Lito hanno davvero in comune
Prima di illustrare nel dettaglio ciò che contrappone questi due droni, è necessario sottolineare quanto siano simili, poiché questa base comune determina gran parte dell’esperienza di volo. Entrambi i velivoli si basano su una cellula pieghevole identica nelle linee generali, che misura 183 × 251 × 79 mm una volta aperta e si ripiega in un volume di circa 144 × 94 × 62 mm per l’X1, mentre il Lito 1 è leggermente più lungo di qualche millimetro. In pratica, entrambi i droni entrano in una tasca della giacca abbastanza capiente, e il pacchetto Fly More si trasporta senza difficoltà in un classico zaino fotografico.
Il peso al decollo è dichiarato pari a 249 grammi nella configurazione standard, con un peso massimo al decollo di 340 grammi che lascia un margine per filtri e accessori leggeri. Questo valore di 249 grammi non è affatto irrilevante: colloca entrambi i velivoli al di sotto della soglia normativa europea che determina l’accesso alla sottocategoria A1 senza previa formazione teorica, un punto su cui torneremo in dettaglio.
Per quanto riguarda le prestazioni di volo pure, i due Lito sono perfettamente allineati. La velocità orizzontale massima raggiunge i 18 m/s in modalità Sport, contro i 12 m/s in modalità Normale e in modalità di tracciamento del soggetto, mentre le velocità di salita e discesa vanno dai 3 m/s in modalità Cine ai 7 m/s in modalità Sport. La resistenza al vento è dichiarata a 10,7 m/s, ovvero circa 38,5 km/h, il che corrisponde a un vento di forza 5 sulla scala di Beaufort. Durante le nostre uscite con vento forte in riva al mare, entrambi i droni hanno effettivamente mantenuto la loro posizione, ma abbiamo constatato, come altri tester, che la stabilità dell’immagine peggiora sensibilmente prima che il velivolo perda effettivamente il controllo: la cellula oscilla, il sistema di stabilizzazione della gondola lavora costantemente e le riprese in traslazione diventano difficili da utilizzare. Bisogna inoltre tenere presente che un volo con vento forte riduce significativamente l’autonomia, poiché i motori devono compensare continuamente.
Un altro apprezzabile punto in comune è che il livello sonoro rimane al di sotto dei 70 dB durante il volo, il che rende questi dispositivi decisamente più silenziosi rispetto a un drone da 900 grammi e facilita le riprese in ambienti sensibili. Infine, nessuno dei due modelli dispone di un grado di protezione IP: umidità, nebbia e spruzzi d’acqua rimangono nemici da prendere sul serio, e DJI raccomanda espressamente di non volare sotto la pioggia né quando la visibilità scende al di sotto dei 100 metri.
Il sensore: il vero punto di svolta tra i due modelli
È proprio qui che risiede la differenza fondamentale, ed è anche il criterio che dovrebbe determinare la vostra scelta. Il DJI Lito 1 è dotato di un sensore CMOS da 1/2 pollice con una risoluzione di 48 megapixel, abbinato a un obiettivo equivalente a 26,2 mm con apertura f/1,8 e un campo visivo di 79°. Il DJI Lito X1, invece, monta un sensore CMOS da 1/1,3 pollici, anch’esso da 48 megapixel, abbinato a un obiettivo equivalente a 24 mm con apertura f/1,7 per un campo visivo di 82,1°. La differenza di diagonale può sembrare minima quando la si legge su una scheda tecnica, ma rappresenta una superficie fotosensibile notevolmente più ampia, quindi fotositi più grandi e una migliore capacità di raccogliere la luce.
C'è un dettaglio che spesso passa inosservato e che invece merita di essere approfondito: la distanza di messa a fuoco. Il Lito X1 dispone di una messa a fuoco regolabile da 1 metro all’infinito, mentre il Lito 1 si accontenta di un’ottica la cui zona di nitidezza inizia a 4 metri. Nelle classiche riprese aeree effettuate a trenta metri dal suolo, questa limitazione è del tutto impercettibile. D'altra parte, non appena si cerca di lavorare vicino a un soggetto, di riprendere un dettaglio architettonico con un avvicinamento lento o di realizzare una ripresa in apertura a filo di una vegetazione in primo piano, il Lito 1 mostra i propri limiti mentre l'X1 mantiene una nitidezza nitida. È tipicamente il tipo di differenza che non si nota durante un primo volo di prova, ma che diventa frustrante dopo alcune settimane di utilizzo.
In pieno giorno, in buone condizioni di illuminazione, la differenza tra i due sensori rimane moderata e il Lito 1 offre immagini decisamente convincenti, con una colorimetria piacevole e un bilanciamento del bianco fedele. I nostri file grezzi hanno persino mostrato una resa delle tonalità leggermente più neutra sul Lito 1 rispetto ad alcuni esemplari di X1 delle prime serie, la cui resa tendeva leggermente al verde prima degli aggiornamenti del firmware. La gerarchia si inverte nettamente non appena la luce cala: a fine giornata, nel sottobosco o in una scena urbana notturna, la grana diventa invadente sul Lito 1 alle sensibilità elevate, mentre l’X1 conserva un’immagine utilizzabile. Bisogna tuttavia mantenere i piedi per terra, poiché nessuno di questi due sensori può competere con i droni dotati di sensori da 1 pollice: l’X1 è migliore del Lito 1 in condizioni di scarsa illuminazione, ma non è per questo uno strumento adatto al reportage notturno.
D-Log M, HDR e flussi video: cosa offre l’X1 in post-produzione
Oltre alla superficie del sensore, il DJI Lito X1 si distingue per il suo profilo colorimetrico D-Log M registrato a 10 bit, assente nel Lito 1, che rimane limitato a un profilo standard a 8 bit. Questa differenza viene spesso ridotta a un semplice argomento di marketing, il che costituisce un errore di valutazione. Il D-Log M non rende magicamente migliori le immagini appena uscite dalla scheda, anzi produce filmati spenti e con scarso contrasto che devono essere assolutamente calibrati. Ciò che offre è un margine di manovra: DJI annuncia fino a quattordici stop di gamma dinamica nella registrazione HDR con la X1, il che permette di recuperare un cielo leggermente sovraesposto o di schiarire le ombre in un sottobosco senza che compaiano antiestetiche bande nelle sfumature. Sul Lito 1, una luce in sovraesposizione è definitivamente persa.
In pratica, se consegnate i vostri video ai clienti, se integrate le vostre riprese aeree in un montaggio girato con un’altra videocamera che deve essere calibrata dal punto di vista colorimetrico, o se semplicemente siete abituati a elaborare le vostre immagini in DaVinci Resolve o Premiere Pro, l’X1 è l’unica scelta sensata. Se pubblicate direttamente sui social media, al massimo con un rapido passaggio nell’app DJI Fly o in un software di montaggio mobile, il D-Log M rimarrà una funzionalità che non attiverete mai, e il Lito 1 farà al caso vostro.
Per quanto riguarda la risoluzione e la frequenza dei fotogrammi, i due modelli sono più simili di quanto si possa immaginare. Entrambi registrano in 4K fino a 60 fotogrammi al secondo e offrono una modalità slow motion in 4K a 100 fotogrammi al secondo, oltre a una modalità verticale in 2,7K pensata per i social media. L’X1 aggiunge la registrazione HDR in 4K/60 e porta il rallentatore Full HD fino a 200 fotogrammi al secondo, contro i 100 del Lito 1. Entrambe le fotocamere registrano in formato MP4 con i codec H.264 e H.265, e dispongono di uno zoom digitale fino a 3x in 4K e 4x in Full HD, il cui utilizzo deve rimanere occasionale poiché si tratta di un ritaglio e non di un vero e proprio zoom ottico.
Una precisazione importante riguardo al formato verticale: la gimbal a tre assi, che offre un intervallo di inclinazione compreso tra -90° e +40° e un’ampiezza di rollio di ±49°, non ruota meccanicamente di 90 gradi come su alcuni modelli di fascia più alta del marchio. La modalità verticale si basa quindi su un ritaglio all’interno del sensore, il che spiega la risoluzione di 2,7K anziché 4K. Per un utilizzo su Instagram o TikTok, ciò rimane ampiamente sufficiente, ma è importante saperlo prima dell’acquisto se il formato verticale costituisce la vostra produzione principale.
Tabella comparativa delle caratteristiche principali
| Caratteristiche | DJI Lito 1 | DJI Lito X1 |
|---|---|---|
| Sensore | CMOS da 1/2″, 48 Mpx | CMOS da 1/1,3″, 48 Mpx |
| Ottica | 26,2 mm (equivalente), f/1,8, 79° | 24 mm (equivalente), f/1,7, 82,1° |
| Precisazioni | da 4 m all’infinito | da 1 m all’infinito |
| Foto massima | 8000 × 6000 px | 8064 × 6048 px |
| Video | 4K/60, 4K/100, FHD/100, 2,7K verticale | 4K/60 HDR, 4K/100, FHD/200, 2,7K verticale |
| Profilo colorimetrico | Standard a 8 bit | Standard + D-Log M a 10 bit |
| Rilevamento degli ostacoli | Visione monoculare omnidirezionale | Visione omnidirezionale + LiDAR frontale |
| Memoria interna | Nessuna (microSD obbligatoria) | 42 GB + microSD |
| Volo Waypoint | No | Sì |
| Batteria standard | 2590 mAh | 2788 mAh |
| Batteria Plus | Non disponibile | Sì (4680 mAh, pacco Combo Plus) |
| Autonomia dichiarata | 36 min | 36 min (52 min con la batteria Plus) |
| Peso al decollo | 249 g | 249 g (oltre i 250 g con la batteria Plus) |
| Trasmissione | DJI O4, 8 km CE | DJI O4, 8 km CE |
| Prezzo indicativo in Francia | A partire da 339 € | A partire da 419 € |
Rilevamento degli ostacoli: il LiDAR frontale fa la differenza in condizioni difficili
Entrambi i dispositivi sono dotati di un sistema di rilevamento degli ostacoli omnidirezionale basato su sensori di visione monoculari che coprono la parte anteriore, posteriore, i lati, la parte superiore e quella inferiore del dispositivo, con una portata di rilevamento frontale compresa tra 0,5 e 20 metri. In questo ambito, il Lito 1 offre già prestazioni nettamente superiori rispetto a quanto proposto dal modello base del costruttore solo due anni fa, e questa copertura completa costituisce una rassicurante rete di sicurezza per un pilota alle prime armi.
Il DJI Lito X1 aggiunge tuttavia un sensore LiDAR orientato in avanti, dotato di un campo di misurazione di 80° sul piano verticale e di 60° su quello orizzontale, in grado di misurare con precisione distanze comprese tra 0,5 e 10 metri. Il vantaggio di questa tecnologia non risiede nella portata, che rimane inferiore a quella dei sensori ottici, ma nella sua indipendenza dalla luce ambientale. I sistemi puramente ottici smettono di funzionare in modo affidabile al di sotto di un certo livello di illuminazione, mentre il LiDAR emette un proprio segnale.
Questa differenza si riscontra in modo molto concreto sul campo. Durante il tracciamento di un soggetto a fine giornata su un sentiero nel bosco, l’X1 ha aggirato rami e tronchi con notevole fluidità, mentre il Lito 1 si è dimostrato più esitante, frenando prima o interrompendo del tutto il tracciamento. Se praticate regolarmente il volo all’alba, il tracciamento di percorsi in mountain bike o trail running sotto la copertura vegetale, o semplicemente i voli in ambienti ostacolati, questo vantaggio da solo giustifica gran parte della differenza di prezzo. Va tuttavia precisato che per il resto entrambi i droni condividono le stesse modalità intelligenti: FocusTrack e ActiveTrack fino a 12 m/s, QuickShots, MasterShots, Hyperlapse e panoramiche. Solo il volo tramite punti di passaggio, la modalità Waypoint, rimane un’esclusiva dell’X1, il che è importante per i piloti che effettuano il monitoraggio di cantieri o riprese ripetibili in modo identico nel tempo.
Autonomia: il grande divario tra i 36 minuti annunciati e la realtà sul campo
DJI annuncia un'autonomia di volo massima di 36 minuti per entrambi i modelli con la batteria standard, rispettivamente da 2590 mAh per il Lito 1 e da 2788 mAh per il Lito X1. È importante ricordare cosa significa questo valore: viene misurato in volo stazionario, in assenza di vento, in condizioni di laboratorio, e include l’intero carico utile fino all’arresto. Lo stesso produttore indica inoltre un valore di utilizzo effettivo nettamente inferiore, pari a circa 23 minuti.
I nostri dati confermano questo secondo valore molto più del primo. In volo misto, con spostamenti, alcune accelerazioni in modalità Sport e un ritorno al punto di decollo attivato quando la batteria era al 20 %, abbiamo ottenuto tra i 23 e i 25 minuti di autonomia effettiva, il che corrisponde alle misurazioni pubblicate dai principali test indipendenti. Si tratta di un’autonomia discreta per questa categoria, ma impone di portare con sé almeno due batterie di ricambio se si parte per un sopralluogo di mezza giornata. Il pacchetto Fly More diventa quindi meno un comfort che una necessità, tanto più che la stazione di ricarica in dotazione ricarica una batteria in circa 45 minuti e le tre batterie in meno di un’ora e mezza, contro i circa 73 minuti necessari per una ricarica direttamente nel dispositivo.
Il DJI Lito X1 offre un ulteriore vantaggio grazie alla batteria Intelligent Flight Battery Plus da 4680 mAh, inclusa nel pacchetto Fly More Combo Plus e con un’autonomia massima dichiarata di 52 minuti, pari a circa 37 minuti nell’uso effettivo. La distanza massima di volo sale quindi da 21 a 32 chilometri. Questa batteria non è offerta da DJI per il Lito 1, il che costituisce una differenza strutturale e non una semplice scelta di gamma. Attenzione però: questa batteria più potente fa superare al dispositivo la soglia dei 250 grammi, con conseguenze normative dirette che illustreremo più avanti. Si tratta quindi di un compromesso consapevole tra autonomia e flessibilità d’uso, e non di un vantaggio gratuito.
Trasmissione O4, autonomia e comportamento in ambiente urbano
Entrambi i modelli Lito utilizzano la quarta generazione del sistema OcuSync sviluppato dall’azienda, con un feed video a 1080p a 60 fotogrammi al secondo, una latenza di circa 120 millisecondi e una portata massima teorica di 8 chilometri nella configurazione europea CE, contro i 15 chilometri nei mercati regolati dalle norme FCC o IC. Questi valori si riferiscono a condizioni di campo aperto, senza ostacoli né interferenze elettromagnetiche, e sarebbe assurdo sperare di raggiungerli durante un volo normale, tanto più che la normativa impone di mantenere il drone a vista diretta.
Ciò che conta davvero è la stabilità del collegamento a distanze ragionevoli, e su questo punto il comportamento dei due dispositivi è identico e rassicurante. Il segnale rimane pulito, la latenza consente un controllo preciso e il feed video mantiene una definizione sufficiente per inquadrare correttamente. Abbiamo invece riscontrato alcune interruzioni quando il drone passa dietro un edificio o una fitta vegetazione, il che non è affatto anomalo ma ricorda che nessun sistema di trasmissione può sostituire il mantenimento del contatto visivo. Il collegamento supporta inoltre il download di file fino a 10 MB/s, mentre la funzione QuickTransfer su Wi-Fi 6 consente di trasferire le riprese su uno smartphone a una velocità che può raggiungere i 50 MB/s.
Archiviazione e flusso di lavoro: un vantaggio pratico sottovalutato per l'X1
Il DJI Lito X1 dispone di 42 GB di memoria interna, integrata da uno slot microSD che supporta schede fino a 1 TB. Il Lito 1 non dispone di memoria interna e richiede quindi l’uso di una scheda di memoria; in caso contrario, non è possibile effettuare alcuna registrazione. Sulla carta, la differenza sembra irrilevante, dato che le schede microSD sono ormai diventate molto convenienti. In pratica, però, ogni pilota con un po’ di esperienza ha già vissuto questa situazione: arrivare sul posto dopo un’ora di viaggio e scoprire che la scheda è rimasta nel lettore, sulla scrivania. I 42 GB della X1 rappresentano una riserva di sicurezza che ha salvato più di una sessione e consentono anche di continuare a filmare quando una scheda si riempie o si guasta.
Questo aspetto merita di essere sottolineato perché illustra una logica più generale: l’X1 non è solo un Lito 1 con un sensore migliore, ma è un apparecchio progettato per un utilizzo più intensivo, in cui i voli si susseguono rapidamente e non ci si può permettere di tornare a mani vuote.
Radiocomandi, pacchetti e prezzi rilevati in Francia
Entrambi i droni sono compatibili con il radiocomando DJI RC-N3, che utilizza lo smartphone come schermo, e con il DJI RC 2, dotato di uno schermo integrato che evita di dover ricorrere al telefono. Il nostro consiglio è lo stesso da anni: se il vostro budget lo consente, il radiocomando con schermo integrato trasforma l’esperienza, riduce i tempi di configurazione, elimina i problemi legati alle notifiche inopportune e al surriscaldamento del telefono sotto il sole cocente, e riduce automaticamente il rischio di manovre azzardate al momento del decollo.
Sul mercato francese, il DJI Lito 1 è disponibile a partire da 339 euro nella versione base e a circa 479 euro nel pacchetto Fly More con l’RC-N3. Il DJI Lito X1, invece, parte da circa 419 euro, arriva a circa 579 euro nel pacchetto Fly More con RC-N3, raggiunge i 679 euro nel pacchetto Fly More con RC 2 e arriva a circa 759 euro per il Fly More Combo Plus che include l’RC 2 e la batteria a lunga durata. Questi prezzi variano sensibilmente a seconda dei rivenditori e dei periodi promozionali, e i prezzi annunciati al momento del lancio su altri mercati europei erano leggermente inferiori; è quindi opportuno considerarli come valori indicativi.
È opportuno sottolineare un aspetto di contesto: la serie Lito non è distribuita ufficialmente negli Stati Uniti a causa delle restrizioni all’importazione entrate in vigore alla fine del 2025. Questa situazione non incide direttamente sugli acquirenti europei, ma spiega la disponibilità irregolare di alcuni articoli sui mercati internazionali e deve indurre alla cautela di fronte a offerte transfrontaliere troppo allettanti, che sollevano problemi di garanzia e conformità.
Normativa europea: un dettaglio che può costare caro
Nella loro configurazione standard, entrambi i dispositivi rientrano nella classe C0 ai sensi della normativa europea, poiché il loro peso è inferiore alla soglia dei 250 grammi. Questa classificazione consente il volo nella sottocategoria A1 senza formazione teorica obbligatoria; è sufficiente la semplice lettura del manuale del costruttore. Attenzione però a un malinteso diffuso: l’assenza di un esame non significa assenza di formalità. Non appena un aeromobile è dotato di una telecamera in grado di acquisire dati personali, la registrazione dell’operatore rimane obbligatoria, in Francia tramite il portale AlphaTango. Si applicano inoltre le norme relative al sorvolo, alla distanza dalle persone e al divieto di volo sopra gli assembramenti, così come le zone di esclusione aeronautica.
La situazione cambia non appena si installa la batteria Plus sul DJI Lito X1. Il velivolo supera quindi i 250 grammi e passa alla classe C1, il che impone al pilota di seguire la formazione online e superare l’esame A1/A3, oltre a limitare la possibilità di sorvolare persone non coinvolte. In altre parole, la configurazione che garantisce la maggiore autonomia è anche quella più vincolante dal punto di vista legale. Consigliamo quindi di considerare la batteria Plus come un accessorio operativo, riservato ai voli in aree libere dove l’autonomia è prioritaria, piuttosto che come la batteria di uso quotidiano. Poiché queste norme cambiano regolarmente, è prudente verificare le disposizioni in vigore presso la DGAC prima di ogni uscita.
Affidabilità, manutenzione e riparabilità: ciò che osserviamo in officina
Questo è l’aspetto che i test tradizionali non prendono mai in considerazione, eppure è proprio quello che determina il costo reale di possesso di un drone nell’arco di tre o quattro anni. I due modelli Lito condividono un’architettura meccanica comune, il che rappresenta un’ottima notizia in termini di manutenzione: i punti di debolezza e le procedure di intervento sono identici, e gran parte dei componenti strutturali è comune a entrambi i modelli.
Il primo aspetto da tenere in considerazione riguarda, come su tutti i droni pieghevoli leggeri, il gruppo gondola-telecamera. Questo sottogruppo è sospeso tramite ammortizzatori flessibili e collegato alla scheda madre tramite un cavo estremamente sottile. È la prima parte a risentire di un atterraggio brusco, di un ribaltamento in fase di decollo su terreno instabile o, più semplicemente, di un riporre il drone senza aver rimesso il coperchio protettivo della gondola. Non lo ripeteremo mai abbastanza: questa copertura non è un imballaggio, è un elemento di fissaggio che immobilizza la gondola durante il trasporto. DJI lo ricorda esplicitamente nella sua guida al primo utilizzo. Un gruppo ottico completo costa circa 160 euro, mentre un sottogruppo della gondola con il relativo motore di beccheggio si aggira intorno ai 44 euro: la differenza tra i due dipende spesso solo dalla cura con cui viene riposto il drone.
Il secondo punto classico riguarda i bracci e le cerniere. Su un dispositivo così leggero, basta un contatto laterale con un ramo o una parete per incrinare il guscio di un braccio o creare gioco nell’articolazione, il che si traduce poi in vibrazioni parassite visibili nell’immagine. I gusci dei bracci originali si sostituiscono per una ventina di euro, un braccio motorizzato completo per circa 65 euro, mentre un motore da solo costa circa 25 euro. La sostituzione di un motore rimane un’operazione alla portata di un hobbista attento che disponga di un saldatore di precisione, ma richiede un rigoroso ribilanciamento e un test delle vibrazioni prima della rimessa in funzione.
Il terzo punto da tenere sotto controllo riguarda i sensori di visione, dai quali dipende interamente il sistema di evitamento degli ostacoli. Questi moduli, disponibili a circa 32 euro l’uno, sono sensibili ai graffi e allo sporco. Basta che la lente di un sensore inferiore si sporchi di terra dopo un atterraggio in campo per causare deviazioni di posizionamento in volo stazionario, un difetto spesso interpretato erroneamente come un guasto al GPS. Una pulizia delicata con un panno in microfibra prima di ogni volo evita molte consultazioni inutili. Sul Lito X1, la finestrella del LiDAR frontale richiede la stessa attenzione.
Infine, la questione delle batterie merita un’attenzione particolare. DJI raccomanda di ricaricare completamente le batterie e il radiocomando ogni tre mesi in caso di stoccaggio prolungato, e questa indicazione è tutt'altro che teorica: la maggior parte delle batterie che ci arrivano gonfie o che non si ricaricano hanno trascorso un intero inverno scariche in un armadio. Va inoltre notato che il Lito X1 supporta un intervallo di temperatura di utilizzo compreso tra -10 e 40 °C, mentre il Lito 1 è indicato per un intervallo più ristretto che parte da 5 °C. Se volate regolarmente in montagna o in inverno, questa differenza non è irrilevante e depone a favore dell’X1.
Dal punto di vista assicurativo, DJI Care Refresh rimane una valida opzione per questi dispositivi. Il costo è di circa quaranta euro per un anno di copertura sul Lito X1, con due sostituzioni incluse nel primo anno, una franchigia di circa 36 euro in caso di danni materiali e di circa 146 euro in caso di perdita durante il volo. L’attivazione deve avvenire entro 48 ore dalla prima accensione, un termine che molti piloti scoprono troppo tardi. Se rapportato al costo di un modulo fotocamera o di una riparazione strutturale, questo contratto si ripaga già dal primo incidente grave, senza tuttavia esonerare da una pilotaggio prudente né dal ricorso alla riparazione per i danni minori, spesso molto meno costosa di una sostituzione soggetta a franchigia.
Allora, DJI Lito 1 o DJI Lito X1?
Al termine di queste settimane di volo, la nostra opinione è sfaccettata ma chiara. Il DJI Lito 1 è un ottimo primo drone, e bisogna dirlo senza riserve. Vola esattamente come il suo fratello maggiore, offre la stessa sicurezza grazie al suo sistema di rilevamento omnidirezionale, produce immagini 4K perfettamente utilizzabili in condizioni di buona illuminazione e il suo prezzo di 339 euro lo rende accessibile ai piloti che non sono sicuri di voler proseguire oltre la prima stagione. Per filmare le vacanze, alimentare un account di viaggio sui social o scoprire il pilotaggio senza impegnare un budget irragionevole, adempie al suo compito con serietà.
Il DJI Lito X1 si rivolge a un tipo diverso di pilota e, a nostro avviso, la differenza di ottanta euro rispetto al modello base rappresenta uno degli investimenti più oculati dell’attuale gamma. Il sensore più grande, la messa a fuoco ravvicinata, il D-Log M a 10 bit, la registrazione HDR, il LiDAR frontale, la memoria interna, la modalità Waypoint e l’ampio intervallo di temperatura non sono solo una serie di voci su una scheda tecnica: sono tutte situazioni concrete in cui il Lito 1 vi dirà di no e l’X1 vi dirà di sì. Se avete già pilotato, se calibrate le vostre immagini, se volate al di fuori delle ore più favorevoli o se prevedete anche solo un minimo utilizzo professionale, la questione non si pone nemmeno.
Rimane un terzo caso che sarebbe disonesto tralasciare. Se la vostra priorità assoluta è la qualità fotografica e il vostro budget vi consente di puntare alla fascia alta, i modelli del produttore dotati di sensori più grandi mantengono un netto vantaggio, in particolare in termini di gamma dinamica e gestione delle scene ad alto contrasto. La serie Lito non ha mai preteso di sostituirli: rende accessibile a tutti un livello di dotazione che fino a poco tempo fa era riservato alle gamme intermedie, ed è proprio questo che ne determina il successo.
Domande frequenti
Il DJI Lito 1 e il DJI Lito X1 hanno la stessa autonomia?
Sì, nella loro configurazione standard. Entrambi i dispositivi hanno un’autonomia dichiarata di 36 minuti al massimo e, in pratica, garantiscono tra i 23 e i 25 minuti di volo effettivo a seconda delle condizioni. Solo il Lito X1 può montare la batteria Plus da 4680 mAh, che porta l’autonomia dichiarata a 52 minuti, al costo di un superamento della soglia dei 250 grammi e di un passaggio alla classe C1.
È necessaria una formazione per pilotare un DJI Lito?
Nella loro configurazione standard da 249 grammi, entrambi i droni rientrano nella classe C0 e non richiedono un esame teorico preliminare. La registrazione come operatore rimane tuttavia obbligatoria, poiché questi dispositivi sono dotati di una telecamera. L’installazione della batteria Plus sul Lito X1 richiede invece la formazione e l’esame A1/A3.
La differenza di prezzo tra i due modelli è giustificata?
Si giustifica pienamente se si sfruttano davvero le potenzialità dell’X1: il D-Log M, l’HDR, le prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione, il LiDAR per il tracciamento in ambienti affollati e la memoria interna. Per un utilizzo esclusivamente diurno e destinato ai social network, la differenza di prezzo è meno giustificabile e il Lito 1 rappresenta la scelta più razionale.
Questi droni sono riparabili in caso di guasto?
Sì, ed è uno dei loro punti di forza. I componenti strutturali, i motori, i bracci, gli scafi, i sensori di visione e i gruppi della gondola sono disponibili separatamente a prezzi ragionevoli, il che consente, nella stragrande maggioranza dei casi, di riparare il dispositivo anziché sostituirlo. Una gondola rotta o un braccio incrinato non compromettono quindi il funzionamento di un Lito, a condizione di intervenire con i ricambi e gli attrezzi adeguati.
È possibile girare in verticale con le Lito?
Entrambi i modelli offrono una modalità verticale a 2,7K, ottenuta tramite ritaglio del sensore e non tramite rotazione meccanica della testa. La qualità è comunque più che accettabile per la condivisione sui social media, ma non è paragonabile a una vera e propria ripresa verticale in piena definizione.
